Butterworth-Mthatha-120 km / Mthatha-Kokstad-180 km (a bordo di un pick up)

Situazione:
Butterworth brulicante di facce scure (non per ironizzare sul fatto che siano tutti africani) , scure davvero!
Traffico intenso e caotico.
Tappa di 100 km davanti a noi sulla strada considerata tra le 10 più pericolose al mondo.
Iniziamo a cercare qualcuno che possa darci informazioni sulla strada da fare, sentiamo una, due, tre, quattro persone, la sentenza é unica: non fatelo!
Traffico e criminalità, gli assalti alle auto sono all’ordine del giorno.

Pensiamo, ripensiamo, strapensiamo e la nostra sentenza è: non lo facciamo.

Amareggiati e feriti nell’orgoglio ciclistico dobbiamo mettere avanti la nostra vita, va bene l’avventura ma cercarsi guai, scusate, proprio no.
Promettendo a noi stessi che rientrati in patria per punizione faremo l’equivalente saltato correndo su un tapisrulan, ci arrendiamo ad un limite della wild coast e cerchiamo una soluzione.

Ci dirigiamo a passo svelto verso un garage, dove troviamo un’ atmosfera finalmente “amichevole”, spieghiamo il nostro problema e Bradley insieme a suo padre, iniziano a cercare una soluzione per noi, confermando di non tentare neanche per scherzo di avviarci in bici su quella strada.
L’attesa ci tira su di morale, un via vai di persone, di auto e sopratutto tutti i grulli del villaggio passano di lì!
La matta in bianco, il venditore di uova sode ammuffite ed il cantante ubriaco fanno scorrere il tempo rapido.
Come al solito riceviamo un aiuto incredibile e Bradley inizia a chiamare tutta, davvero tutta, la sua rubrica per trovarci un passaggio. Passano le ore ma niente..nessuno sembra andare in quella direzione.
Dopo qualche ora di attesa ci buttiamo per strada e tentiamo il tutto per tutto, fermiamo pick up su pick up poi finalmente eccolo, troviamo Nico.
Ci guarda ed in tre secondi ci offre di portarci dentro alla sua fabbrica più velocemente possibile e svolta così la nostra giornata.

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Salutiamo Bradley e ci affidiamo a Nico.
Chi é Nico? Un simpatico signore la cui famiglia è di origine greca ma da generazioni vivono in Sud Africa, lui da piú di 30 anni vive a Butterworth.
Con una delicatezza paterna incredibile ci chiede di aspettare che un suo operaio finisca il turno per dargli la sua macchina e farci portare a Mthatha 120 km.
Possiamo dire di no?

Passiamo con lui più di due ore, ci mostra la sua fabbrica, ci racconta la storia della sua famiglia e condivide con noi pezzi di storia e pensieri che probabilmente tutti dovrebbero ascoltare.
Lo riempiamo di domande e lui, come se fosse con un suo più intimo amico, si sfoga e si apre confermando molte delle nostre idee su alcuni aspetti di questo paese e aprendoci a nuove riflessioni che in effetti, gia in questo primo mese di viaggio, ci avevano sfiorato.

Nessuno di noi due é mai stato propenso all’idea dell’Africa con quella idea “comune” e lasciatecelo dire, spesso ipocrita, di povertà, sottomissione alle grandi potenze, bambini morenti, acqua scarsa e tante altre immagini che caratterizzano questo paese, quindi abbiamo cercato di partire ed arrivare in questo continente con la mente libera da ogni cosa, da ogni pregiudizio o giudizio, un foglio bianco per arrivare alla fine con un quadro di questo paese dato dal vedere la realtà e non ciò che siamo abituati a sentire da lontano.

Ecco, diciamo che fino ad oggi e dopo i racconti delle persone, bianchi, neri e coulored, iniziamo a poter scrivere qualcosa su quel foglio ed ahi noi, va nella direzione opposta di quella dell’opinione pubblica dilagante nei nostri paesi.

Ma per non cadere in frasi noiose e non addentrarci in pensieri troppo difficili da spiegare e facilmente fraintendibili, raccontiamo e riportiamo il racconto di Nico cosi com’è, di modo che ognuno possa riflettere e fare le proprie conclusioni.

Dopo l’ avvento di Mandela le cose in Sud africa sono cambiate, dieci anni fa circa, grandi conquiste per alcuni e grossi cambiamenti per altri.
Nico ha una attivita fiorente, da lavoro a piu di 20 operai, produce materiale edile, ha un capannone.
Gli operai avevano un contratto, i primi anni, ma si presentavano a lavoro e poi sparivano dopo poco percependo comunque salario, ha iniziato a pagare a cottimo, ogni giorno apre le porte a operai diversi.
Il motto é vivere alla giornata.
Per undici settimane di fila ha trovato il magazzino svuotato e guarda caso nuovi operai alla porta.
Ha chiesto aiuto alla polizia che ha fatto finta di niente ed ha smesso di ricevere furti quando ha minacciato la polizia di scrivere sui giornali, casualmente.
Ha assistito a liti tra operai, tre omicidi dentro la fabbrica per futilità sono finiti con una mazzetta di 25 euro alla polizia.
Ogni giorno si sveglia e non sa cosa, chi e come finirà la giornata…sta cercando di espatriare vendendo tutto.
Ci racconta tutto con gli occhi lucidi ed un velo di tristezza, spunto di molte riflessioni ma, sopratutto, con la voglia di lasciare quel posto prima possibile.

Grazie Nico per il tuo aiuto, per le riflessioni e per la saldatura sulla bici di Filippo che ha avuto il primo acciacco ( portapacchi staccato) buona fortuna per il tuo sogno di portare la tua famiglia in Grecia.

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Guidati dal suo operaio, Fred, arriviamo a Mthata, anche il viaggio si fa intenso con i suoi racconti .
Lui fa il camionista ed ogni notte percorre questa strada, tra attacchi ed assalti al camion ormai non si scompone piú.
Gli chiediamo cosa fai in quel caso?!
Schiaccio l’acceleratore e non guardo indietro, quando arrivo a destinazione e faccio la conta di quanto sia sparito dal cassone.
Racconto dopo racconto, chilometro dopo chilometro, ci sentiamo sempre piu contenti di dover fare tapirulant al rientro ma di saltare quella strada che chiunque avrebbe guardato solo su una mappa.
Proviamo a pagare Nico e Fred in tutti i modi, non vogliono neanche un rand di benzina.
A Mthatha ci aspetta Wendy!
La bellissima e sorridente sorella di Andrew Nel, compagno di avventura durante le giornate passate con St. Bernard Hospice.
Pensavamo ci dovesse solo indicare un posto per dormire..non avevamo capito che il posto per dormire era nel suo luogo di lavoro così come la cena e la colazione del giorno dopo.
Pensiamo: questa volta a costo di litigare paghiamo!
Impossibile: “mio fratello ha detto che siete suoi amici quindi siete anche miei”.
Continua l’incredulità e lo stupore.
Compriamo un regalo per Wendy e proviamo goffamente a ripagare ma un regalo non può ripagare la sua gentilezza.
La cena che ci offre é spettacolare, si siede con noi per qualche ora e ci accorgiamo di stare a tavola con lei senza sentire lo scorrere delle ore. Assurdo…bellissimo!
Un’altra persona assolutamente empatica ed interessante.
Anche lei vuole spostarsi a Cape Town e lasciare quelle campagne ormai troppo cambiate, buona fortuna!

Grazie di tutto cuore

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Veniamo a noi!Vogliamo sgambettare con le nostre bici!!!!
Goderci il vento in faccia sui soliti sali scendi.
Tutti di nuovo ci danno dei matti e ci dicono: non salite in bici fino alla fine della wild coast.

Voi che avreste fatto?!

Noi come prima soluzione abbiamo pensato di noleggiare un auto e permettere al ciclista cronico Filippo di sgambettare senza borse scortato dall’auto, ma non ne abbiamo trovate disponibili.
Come seconda soluzione autostop.
Altri 180 futuri km da fare su tapirulant.

Non ci sono strade alternative, una ed una soltanto, sempre la solita.

Dopo venti minuti, ecco lui:

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Non esita un secondo, carica le biciclette, riusciamo ad offrirgli un panino ma non vuole nulla se non che arriviamo a Kokstad, da li potremo risalire sulle bici.
Lunga la strada conferme su conferme riguardo alla scelta della soluzione migliore.

Qui funziona così, la comunità bianca é una grande famiglia, non c’è possibilità che tra di loro non si aiutino ,é una sensazione a cui ci stanno abituando da quasi un mese e che probabilmente ci insegnerà tantissimo, più avanti nei chilometri..ci mancherà.

La strada mostra una realtà poco amichevole.

Rammaricati dal vedere un paesaggio bellissimo, lasciato così tanto al degrado, arriviamo in un hotel di Kokstad e vogliosi solo di montare sulle bici andiamo a letto con tanti interrogativi e tante idee per la testa.
Sicuramente contenti di aver visto anche questa parte del Sud Africa, purtroppo non in bici, ma l’abbiamo vista e vissuta per qualche giorno.
Chissà quante realtà diverse ci regalerà, chilometro dopo chilometro questo Sud Africa.

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Un pensiero su “Butterworth-Mthatha-120 km / Mthatha-Kokstad-180 km (a bordo di un pick up)

  1. Bravi ragazzi !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    ho letto tutto d’un fiato il vostro “racconto “……………
    Oggi è venerdì qui ci aspettano 3 giorni di festa, per voi non ci sono sabato e domenica e poi dovete recuperare le pedalate .

    Buon fine settimana comunque , a lunedì ,
    manola

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